Fanghiglia scristiana,
settimanale di disinformazione cattocomunista, diretto da don Abbondio Sciortino
Famiglia Cristiana milizia politica del Partito Democratico
di Gianni Toffali,
da Affari Italiani (24/06/09)
Che Famiglia Cristiana rappresentasse da anni “l’armata culturale” del progressismo cattolico italiano era risaputo, ma che con la direzione di Sciortino si sia trasformata in milizia politica attiva al soldo del Partito Democratico, va al di la di ogni immaginazione. Il direttore del settimanale modernista, le cui copie, non è chiaro per quale privilegio vengono distribuite e vendute nelle chiese italiane, ha asserito che “il limite della decenza è stato superato dal comportamento indifendibile di Berlusconi e che “qualcuno” dovrebbe trarne le debite conclusioni”.
Il portavoce delle truppe cattoprogressiste ha infine ammonito che “chi esercita il potere anche con un ampio consenso, non può pensare di barattare la morale con promesse di legge favorevoli alla Chiesa”. Don Sciortino, non solo nega la legittimità del voto di milioni di italiani che hanno scelto Berlusconi per guidare l’Italia, ma fomenta l’attacco politico antigovernativo esprimendo giudizi morali e giudiziari sul premier ancor prima che i fatti siano accertati. Contrariamente ai dettami della Chiesa, ha condannato il “peccatore” ed ha salvato il “peccato”. Se “qualcuno” dovrebbe trarne le debite conseguenze, è la Chiesa di Roma che dovrebbe impedire che un organo di partito sfacciatamente schierato e che non conosce la dottrina cattolica, entri subdolamente nella casa di Dio.
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Caro Don Sciortino, alla coscienza del Cav. ci pensa Dio non Scalfari
di Carlo Meroni,
da L'Occidentale (24/06/09)
Era già successo a fine maggio, in pieno “caso Noemi”. Una bella bacchettata sulle nocche dell’allievo discolo Silvio Berlusconi da parte sua, irreprensibile maestro Don Sciortino. Dalla tribuna di Famiglia Cristiana (ormai non sarebbe opportuno ribattezzarla Famiglia Democratica?) rampognava Silvio-Franti affinché facesse chiarezza: “Non si può sottrarre alla legittima richiesta che viene dai media, perché non esiste per nessuno l'immunità morale. Non si può rappresentare il popolo col velinismo; sono i cittadini, gli elettori a chiedere chiarezza e il premier non si può esimere dall'essere chiaro e trasparente. Vi sono incongruenze e contraddizioni che vanno chiarite tra quanto il premier ha affermato in diverse occasioni e quanto, invece, si sta appurando. Ad una decina di giorni dalle elezioni europee, di Europa non si parla affatto. Siamo prigionieri delle veline”.
Caro don Sciortino, mi pare che già allora inanellò una serie di topiche sesquipedali: innanzitutto la “legittima richiesta” non veniva dall’intero mondo dei media o dall’intero corpo dei cittadini, come sembrava Lei volesse far intendere (a me, per esempio, di quello che succede nel letto di Berlusconi mi importa assai poco), ma solo da un ben preciso quotidiano notoriamente avverso al premier e dal suo stuolo di lettori antiberlusconiani “a prescindere”.
In merito a “quanto si sta appurando”, vorremmo capire cosa intendesse, visto che tutto il caso di “papi” e la relativa montagna di accuse e calunnie varie sono poi svanite nel nulla come una bolla di sapone.
Ed “a una decina di giorni dalle europee”, se il Suo intento era più che altro quello di sputtanare per bene l’avversario politico, alla luce dei risultati elettorali direi che è stata una mossa controproducente, visto il 35% di italiani che hanno votato PdL. Sono certo che a Lei ed alla Sua vocazione nuocerebbe assai il restare “prigioniero di una velina” per qualche ora, però non tutti possono pensarla come Lei, conviene?
Non pago, lei ci riprova in questi giorni. Mette in stampa un altro bell’editoriale al pepe, cimentandosi nuovamente nel Suo sport preferito: il tiro al Berlusconi.
“L'autorità' senza esemplarità di comportamenti non ha alcuna autorevolezza e forza morale.È pura ipocrisia o convenienza di interessi privati. Chi esercita il potere, anche con un ampio consenso di popolo, non può pretendere una zona franca dall'etica. Né pensare di barattare la morale con promesse di leggi favorevoli alla Chiesa: è il classico «piatto di lenticchie, da respingere al mittente. (…) Chi ha l'onore e l'onere di servire il Paese (senza servirsene), per di più con una larga maggioranza, quale mai si era vista nella storia della Repubblica, è doveroso che si dedichi a questo importante compito senza distrazioni, che un capo di Governo non può permettersi. L'alta responsabilità comporta restrizioni di movimenti e comportamenti adeguati alla carica, per servire a tempo pieno il Paese e dedicarsi totalmente al bene comune dei cittadini. (...) I cristiani (come dimostrano le lettere dei nostri lettori) sono frastornati e amareggiati da questo clima di decadimento morale dell'Italia, e attendono dalla Chiesa una valutazione etica meno disincantata. Non si può far finta che non stia succedendo nulla, o ignorare il disagio di fasce sempre più ampie della popolazione, e dei cristiani in particolare. Il problema dell'esempio personale e' inscindibile per chiunque accetta una carica pubblica”.
Caro Don Sciortino, le rispondo sinceramente da uomo, cristiano e peccatore affidato dalla nascita alla Divina Misericordia, unica mia speranza di salvezza.
Posso essere d’accordo con Lei che un buon esempio personale sia assai cogente con l’assunzione di una pubblica carica, ma Lei fa un po’ di confusione quando relaziona le alte responsabilità con quel fondamentale “bene comune” di cui hanno parlato nelle loro encicliche sia Giovanni XXIII (Pacem in terris) sia Giovanni Paolo II (Centesimus annus) e perfino la costituzione pastorale postconciliare Gaudium et spes.
Cosa viene prima, l’agire del singolo o il bene comune? Meglio un capo del governo come Berlusconi, di cui io per primo posso disapprovare la condotta morale, ma che si oppone (ad esempio) a leggi sull’eutanasia o sulle unioni omosessuali, o meglio un sobrio e fedele marito che mi legalizza su due piedi le suddette norme?
Capisco però la sua confusione di uomo di Chiesa: nonostante la mia giovane età, ricordo bene che la legge sull’aborto venne firmata da un presidente del consiglio che, più avanti, confessò di “ricevere l’Eucaristia da anni tutti i giorni”. Forse il 18 maggio 1978 era arrivato in chiesa a Messa ormai finita.
I cristiani sono frastornati ed amareggiati da questo clima? No, mi creda. I cristiani hanno ben presente in che mondo vivono, e pur non seguendone le linee guida, devono imparare a conviverci. Inutile fare finta di stare sulla luna se si è sulla terra. Siamo nel mondo, ma non del mondo, non se lo ricorda? Giovanni 15, 19, vada pure a controllare, se crede. E c’è scritto anche che quaggiù le cose non sono mai andate e non andranno mai proprio esattamente come vorremmo noi cristiani. Quindi, da parte mia, più che essere amareggiato, cerco di essere (sempre evangelicamente) pacifico come una colomba e furbo come un serpente. Se Berlusconi mi dà quel che chiedo per l’avvenire dei miei figli, viva Berlusconi.
I cristiani, per dirla con le parole dell’attuale Pontefice (e Suo diretto superiore), hanno la fortuna di saper coniugare fede e ragione, in un perfetto mix sapienziale. Non ci sfugge, ad esempio, che tutta l’orda progressista che ora si indigna per le puttane berlusconiane è la stessa che da anni sventola le bandiere del sesso libero, dei preservativi ovunque, delle pillole abortive a colazione, dell’educazione sessuale alle elementari, del divorzio breve, dell’emancipazione della sessualità, del celibato dei sacerdoti, della castità come inutile costume residuato dei secoli scorsi.
E ora Lei, sacerdote che bene dovrebbe conoscere in che mondo ci avete portato dal ’68 in poi, scende dalle nuvole e mi parla di “comportamenti adeguati, e di “zone franche dell’etica”? Chi semina vento…
Se noi cattolici dobbiamo proprio essere sconcertati per qualcosa, allora lo saremo per l’incredibile faccia tosta di questa gente, che prima inneggia al vitello d’oro e poi, appena ne trova uno lo vuole ammazzare perché mette in atto tutto quello che loro predicano da anni, ma dalla parte sbagliata della barricata.
Per Noemi, Patrizia, Veronica e compagnia bella, il premier non deve vedersela certo né con me né con Lei o chi altri. Al massimo con la sua coscienza. Se come molti credono, non possiede ormai più nemmeno quella, allora stia certo che non potrà mancare all’appuntamento col Padreterno. Lui, si dice, per ognuno di noi tirerà delle somme e stilerà dei giudizi assai più equilibrati e consoni rispetto a quelli di Travaglio o Scalfari. Quindi, se a Lei fa tanto piacere, nemmeno Berlusconi potrà esentarsi da tale passo. Ma lasciamo fare a Dio quel che è di Dio, per carità!
Lei poi sollecita la Chiesa ad una “valutazione meno disincantata”. Ma valutazione di che? Del comportamento personale del singolo amministratore della cosa pubblica? Beh, allora la regola vale per tutti, mica solo per Berlusconi: prendendo in esame l’intera classe politica nostrana, credo non basterebbe tutta la biblioteca vaticana per contenere tutte le segnalazioni e le scorrettezze messe in atto da questo o da quell’altro ministro, presidente, sindaco e così via. Se invece la “valutazione” che Lei chiede è politica, sappia che siamo ancora più lontani dall’obiettivo. La storia ha ampiamente dimostrato che la Chiesa ha sempre da guadagnarci quando sta a debita distanza dalla politica spiccia e di bassa lega, mentre ritiene lecito intervenire allorché si rischi di legiferare secondo delle logiche contrarie ai principi cardine che costituiscono il suo magistero.
Concludo col Suo esempio dei figli di Isacco e Rebecca: Esaù il primogenito e Giacobbe. L’episodio del libro della Genesi, cap. 25, è famosissimo: Esaù torna dalla campagna stremato e vede il fratello che si sta godendo una bella zuppa di lenticchie. La vuole, ma Giacobbe chiede in cambio la primogenitura. Esaù, sfinito, accetta disprezzando il dono della primogenitura.
Non mi è chiara però la connessione con gli odierni fatti, ed il senso della Sua citazione: chi sarebbe Esaù? Alcune interpretazioni del Talmud suggeriscono che Esaù, gran cacciatore, quel giorno era sfinito in quanto tornava dalla campagna non solo per una caccia particolarmente faticosa, ma anche per alcune prodezze amatorie. Un perfetto ruolo per Berlusconi! O forse il presidente del consiglio personifica meglio lo scaltro Giacobbe pronto ad approfittare del fratello e guadagnarsi facilmente la primogenitura? E il “piatto di lenticchie”? Nel racconto biblico si disapprova severamente Esaù, perché per un po’ di misera zuppa, disprezza un’investitura di grande importanza come la primogenitura. Qui il “piatto” è un po’ più succulento, se stiamo parlando di “leggi favorevoli alla morale della Chiesa”, non trova?
Una Chiesa Mater et Magistra, della quale anche Lei sono certo faccia parte con grande orgoglio e somma gratitudine, visto che nonostante tutto Le viene concesso di restare a svolgere comodamente il Suo ministero nella grande parrocchia antiberlusconiana d’Italia, e senza prendere nemmeno una bacchettata sulle nocche come quelle che Lei tanto ama distribuire agli avversari politici.
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La morale ideologica di Famiglia Cristiana
di Eugenia Roccella,
da Il Giornale (24/06/09)
Con Dio non si può stabilire un lodo, ha scritto ieri don Sciortino, il direttore di Famiglia Cristiana, puntando il dito accusatorio contro il Presidente del Consiglio.
Giusto: il potere terreno non può garantire l'immunità dell'anima.
Nessuno, però, può sostituirsi a Dio nel giudicare, e un sacerdote non dovrebbe farlo sulla base degli articoli di qualche quotidiano: è nell'intimità della coscienza, nel dialogo silenzioso con il Padre, che ognuno deve fare i conti con i propri errori, ed è nel sacramento della confessione che l'essere umano, per definizione peccatore, può sciogliere i peccati e ottenere l`assoluzione.
Don Sciortino, che non è il confessore di Berlusconi, sceglie di giudicare non il peccato, ma il peccatore, e ne stabilisce la pubblica indegnità.
Per l'Islam tra peccato e reato c'è identità, ma il cristianesimo si fonda sulla laica distinzione tra Cesare e Dio; e nel mondo cristiano, sono i protestanti a dare immediata valenza pubblica e sociale al peccato, che condiziona l'appartenenza alla comunità. Non c'è, nella dottrina cattolica, la gogna pubblica per chi sbaglia, e la condanna sulla terra è lasciata, laicamente, a chi ha il compito di giudicare il reato. Non ho mai amato i moralisti e non li amo tuttora, perché quasi sempre chi tuona e accusa guarda il fuscello nell`occhio dell`altro e non la trave nel proprio, e scaglia la prima pietra senza neanche fare un piccolo esame di coscienza. Chi sono oggi, gli inflessibili guardiani della morale pubblica? Gli stessi che da anni accusano la Chiesa di essere troppo attenta ai peccati del sesso e troppo poco a quelli del potere, e che difendono a spada tratta la trasgressione, soprattutto privata e sessuale, come liberazione da regole asfittiche, da sensi di colpa inutili e devastanti. Basta con la monogamia, lasciamo lo spazio per relazioni intrecciate e labili, riconosciamo che l`amore è fluttuante e passeggero, teorizza Jacques Attali dalle prime pagine dei grandi quotidiani nazionali; e a leggere la posta del cuore di amabili opinioniste, il tradimento coniugale è il sale della vita, va vissuto con leggerezza e giocosità. Ma quando si tratta di Berlusconi, il metro di giudizio cambia, le convinzioni morali si rovesciano, da Attali si passa a Savonarola.
L'anticlericalismo cambia di segno, e dall'accusa mossa alla Chiesa di essere troppo concentrata sui peccati sessuali si passa a quella di esserlo troppo poco. Logorati da un quindicennio di battaglie antiberlusconiane perse sul fronte giudiziario, alcuni giornali hanno scoperto il nuovo fronte privato, e chiedono che la Chiesa condanni severamente e pubblicamente il peccatore, senza scampo, senza perdono, e senza nemmeno le prove.
Chiediamo a don Sciortino di non schierare il suo settimanale accanto a questi moralisti a senso unico. La morale cattolica non ha niente a che fare con questa volontà cupa di distruzione dell`altro, e l`invito alla coerenza deve valere per tutti: anche per quei politici che magari sfoggiano famiglie esemplari e poi promuovono leggi che minacciano la sopravvivenza della famiglia così come la riconosce la nostra Costituzione, o non tutelano la vita umana.
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Nuovo attacco al Premier dal settimanale di Sciortino
di Alessandro Bertasi,
da Il Tempo (24/06/09)
Non è certo una novità. Famiglia Cristiana, il settimanale di ispirazione cattolica, fondato nel 1931 da beato Giacomo Alberione, torna ad attaccare il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi e lo fa con un articolo del direttore don Antonio Sciortino: "A tutto c'è un limite. Quel limite di decenza è stato superato. Qualcuno ne tragga le debite conseguenze". Un pezzo pubblicato sul settimanale cattolico nel quale si cerca di dare risposte alle domande di alcuni lettori indignati per quanto viene scritto in questi giorni dai media riguardo alla vita privata del premier. A Berlusconi, però, il direttore Sciortino, riconosce il beneficio del dubbio, con le parole "ammesso che sia vero". Una premessa che, al tempo stesso, anticipa delle considerazioni decisamente più severe. Così il religioso paolino cita a sostegno della sua intransigenza le parole pronunciate dal Papa sabato scorso in ricordo di Alcide De Gasperi, indicato come modello per onestà morale e lungimiranza politica.
Passa poi al vescovo di Lanciano, Carlo Ghidelli, che sul Corriere della Sera ha chiesto al premier di chiarire la sua posizione, all'articolo di Avvenire sulla stessa linea e infine all'economista cattolico Riccardo Moro che in un'intervento sul SIR ha preso le difese dei giornali definiti "spazzatura" da Berlusconi. Il tutto con il corredo di nove lettere di altrettanti lettori, a cominciare da Francesca che afferma: "Il silenzio delle gerarchie ci lascia molto confusi, e finisce col farci credere che alla Chiesa stia bene una simile situazione. Ma non è così". "Sull'operato del presidente del Consiglio - afferma don Sciortino - oggi fanno riflettere certi silenzi pesanti, anche all'interno della stessa maggioranza. La Chiesa, però, non può abdicare alla sua missione e ignorare l'emergenza morale nella vita pubblica del Paese. Nessuno pensi di allettarla con promesse o ricattarla con minacce perchè non intervenga e taccia". E se il direttore denuncia il silenzio della maggioranza, ecco che nel pomeriggio le dichiarazioni a favore di Berlusconi si sono rapidamente susseguite.
Tra i primi si è schierato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi: «Il direttore di Famiglia Cristiana è molto tempestivo nell'esprimere sentenze definitive sull'etica privata. Per fortuna la Chiesa è altra cosa e normalmente non esprime giudizi sommari sulle persone». Poi si è espresso anche Francesco Giro, sottosegretario ai Beni e alle attività culturali, che liquida il discorso in poche parole: «Famiglia Cristiana? inutile parlarne. Non è mica la Bibbia» e la collega sottosegratario al Welfare definisce gli attacchi al premier come dettati da «odio ideologico» più che dalla «carità cristiana». «Lo stile di vita invernale ed estivo di Don Sciortino è tale che difficilmente può impartire lezioni di morale a chicchessia. Già è stato smentito più volte da chi aveva l'autorità morale per farlo. Si rassegni a subire altre smentite. Noi, invece, faremo a meno delle sue lezioncine», dichiara il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri e il suo vice, Gaetano Quagliariello, rincara la dose: «Don Sciortino ci aveva abituato a una certa superficialità d'analisi condita da pregiudizio ideologico, ma dovrebbe sapere che a furia di sostituire il moralismo alla morale si rischia di fare la fine dei farisei».