mercoledì, 24 giugno 2009, ore 18:47

Fanghiglia scristiana,
settimanale di disinformazione cattocomunista, diretto da don Abbondio Sciortino



Famiglia Cristiana milizia politica del Partito Democratico

di Gianni Toffali,
da Affari Italiani (24/06/09)

Che Famiglia Cristiana rappresentasse da anni “l’armata culturale” del progressismo cattolico italiano era risaputo, ma che con la direzione di Sciortino si sia trasformata in milizia politica attiva al soldo del Partito Democratico, va al di la di ogni immaginazione. Il direttore del settimanale modernista, le cui copie, non è chiaro per quale privilegio vengono distribuite e vendute nelle chiese italiane, ha asserito che “il limite della decenza è stato superato dal comportamento indifendibile di Berlusconi e che “qualcuno” dovrebbe trarne le debite conclusioni”.

Il portavoce delle truppe cattoprogressiste  ha infine ammonito che “chi esercita il potere anche con un ampio consenso, non può pensare di barattare la morale con promesse di legge favorevoli alla Chiesa”. Don Sciortino, non solo nega la legittimità del voto di milioni di italiani che hanno scelto Berlusconi per guidare l’Italia, ma fomenta l’attacco politico antigovernativo esprimendo giudizi morali e giudiziari sul premier ancor prima che i fatti siano accertati. Contrariamente ai dettami della Chiesa, ha condannato il “peccatore” ed ha salvato il “peccato”. Se “qualcuno” dovrebbe trarne le debite conseguenze, è la Chiesa di Roma che dovrebbe impedire che un organo di partito sfacciatamente schierato e che non conosce la dottrina cattolica, entri subdolamente nella casa di Dio.

***


Caro Don Sciortino, alla coscienza del Cav. ci pensa Dio non Scalfari

di Carlo Meroni,
da L'Occidentale (24/06/09)


Era già successo a fine maggio, in pieno “caso Noemi”. Una bella bacchettata sulle nocche dell’allievo discolo Silvio Berlusconi da parte sua, irreprensibile maestro Don Sciortino. Dalla tribuna di Famiglia Cristiana (ormai non sarebbe opportuno ribattezzarla Famiglia Democratica?) rampognava Silvio-Franti affinché facesse chiarezza: “Non si può sottrarre alla legittima richiesta che viene dai media, perché non esiste per nessuno l'immunità morale. Non si può rappresentare il popolo col velinismo; sono i cittadini, gli elettori a chiedere chiarezza e il premier non si può esimere dall'essere chiaro e trasparente. Vi sono incongruenze e contraddizioni che vanno chiarite tra quanto il premier ha affermato in diverse occasioni e quanto, invece, si sta appurando. Ad una decina di giorni dalle elezioni europee, di Europa non si parla affatto. Siamo prigionieri delle veline”.

Caro don Sciortino, mi pare che già allora inanellò una serie di topiche sesquipedali: innanzitutto la “legittima richiesta” non veniva dall’intero mondo dei media o dall’intero corpo dei cittadini, come sembrava Lei volesse far intendere (a me, per esempio, di quello che succede nel letto di Berlusconi mi importa assai poco), ma solo da un ben preciso quotidiano notoriamente avverso al premier e dal suo stuolo di lettori antiberlusconiani “a prescindere”.

In merito a “quanto si sta appurando”, vorremmo capire cosa intendesse, visto che tutto il caso di “papi” e la relativa montagna di accuse e calunnie varie sono poi svanite nel nulla come una bolla di sapone.

Ed “a una decina di giorni dalle europee”, se il Suo intento era più che altro quello di sputtanare per bene l’avversario politico, alla luce dei risultati elettorali direi che è stata una mossa controproducente, visto il 35% di italiani che hanno votato PdL. Sono certo che a Lei ed alla Sua vocazione nuocerebbe assai il restare “prigioniero di una velina” per qualche ora, però non tutti possono pensarla come Lei, conviene?

Non pago, lei ci riprova in questi giorni. Mette in stampa un altro bell’editoriale al pepe, cimentandosi nuovamente nel Suo sport preferito: il tiro al Berlusconi.

“L'autorità' senza esemplarità di comportamenti non ha alcuna autorevolezza e forza morale.È pura ipocrisia o convenienza di interessi privati. Chi esercita il potere, anche con un ampio consenso di popolo, non può pretendere una zona franca dall'etica. Né pensare di barattare la morale con promesse di leggi favorevoli alla Chiesa: è il classico «piatto di lenticchie, da respingere al mittente. (…) Chi ha l'onore e l'onere di servire il Paese (senza servirsene), per di più con una larga maggioranza, quale mai si era vista nella storia della Repubblica, è doveroso che si dedichi a questo importante compito senza distrazioni, che un capo di Governo non può permettersi. L'alta responsabilità comporta restrizioni di movimenti e comportamenti adeguati alla carica, per servire a tempo pieno il Paese e dedicarsi totalmente al bene comune dei cittadini. (...) I cristiani (come dimostrano le lettere dei nostri lettori) sono frastornati e amareggiati da questo clima di decadimento morale dell'Italia, e attendono dalla Chiesa una valutazione etica meno disincantata. Non si può far finta che non stia succedendo nulla, o ignorare il disagio di fasce sempre più ampie della popolazione, e dei cristiani in particolare. Il problema dell'esempio personale e' inscindibile per chiunque accetta una carica pubblica”.

Caro Don Sciortino, le rispondo sinceramente da uomo, cristiano e peccatore affidato dalla nascita alla Divina Misericordia, unica mia speranza di salvezza.

Posso essere d’accordo con Lei che un buon esempio personale sia assai cogente con l’assunzione di una pubblica carica, ma Lei fa un po’ di confusione quando relaziona le alte responsabilità con quel fondamentale “bene comune” di cui hanno parlato nelle loro encicliche sia Giovanni XXIII (Pacem in terris) sia Giovanni Paolo II (Centesimus annus) e perfino la costituzione pastorale postconciliare Gaudium et spes.

Cosa viene prima, l’agire del singolo o il bene comune? Meglio un capo del governo come Berlusconi, di cui io per primo posso disapprovare la condotta morale, ma che si oppone (ad esempio) a leggi sull’eutanasia o sulle unioni omosessuali, o meglio un sobrio e fedele marito che mi legalizza su due piedi le suddette norme?

Capisco però la sua confusione di uomo di Chiesa: nonostante la mia giovane età, ricordo bene che la legge sull’aborto venne firmata da un presidente del consiglio che, più avanti, confessò di “ricevere l’Eucaristia da anni tutti i giorni”. Forse il 18 maggio 1978 era arrivato in chiesa a Messa ormai finita.

I cristiani sono frastornati ed amareggiati da questo clima? No, mi creda. I cristiani hanno ben presente in che mondo vivono, e pur non seguendone le linee guida, devono imparare a conviverci. Inutile fare finta di stare sulla luna se si è sulla terra. Siamo nel mondo, ma non del mondo, non se lo ricorda? Giovanni 15, 19, vada pure a controllare, se crede. E c’è scritto anche che quaggiù le cose non sono mai andate e non andranno mai proprio esattamente come vorremmo noi cristiani. Quindi, da parte mia, più che essere amareggiato, cerco di essere (sempre evangelicamente) pacifico come una colomba e furbo come un serpente. Se Berlusconi mi dà quel che chiedo per l’avvenire dei miei figli, viva Berlusconi.

I cristiani, per dirla con le parole dell’attuale Pontefice (e Suo diretto superiore), hanno la fortuna di saper coniugare fede e ragione, in un perfetto mix sapienziale. Non ci sfugge, ad esempio, che tutta l’orda progressista che ora si indigna per le puttane berlusconiane è la stessa che da anni sventola le bandiere del sesso libero, dei preservativi ovunque, delle pillole abortive a colazione, dell’educazione sessuale alle elementari, del divorzio breve, dell’emancipazione della sessualità, del celibato dei sacerdoti, della castità come inutile costume residuato dei secoli scorsi.

E ora Lei, sacerdote che bene dovrebbe conoscere in che mondo ci avete portato dal ’68 in poi, scende dalle nuvole e mi parla di “comportamenti adeguati, e di “zone franche dell’etica”? Chi semina vento…

Se noi cattolici dobbiamo proprio essere sconcertati per qualcosa, allora lo saremo per l’incredibile faccia tosta di questa gente, che prima inneggia al vitello d’oro e poi, appena ne trova uno lo vuole ammazzare perché mette in atto tutto quello che loro predicano da anni, ma dalla parte sbagliata della barricata.

Per Noemi, Patrizia, Veronica e compagnia bella, il premier non deve vedersela certo né con me né con Lei o chi altri. Al massimo con la sua coscienza. Se come molti credono, non possiede ormai più nemmeno quella, allora stia certo che non potrà mancare all’appuntamento col Padreterno. Lui, si dice, per ognuno di noi tirerà delle somme e stilerà dei giudizi assai più equilibrati e consoni rispetto a quelli di Travaglio o Scalfari. Quindi, se a Lei fa tanto piacere, nemmeno Berlusconi potrà esentarsi da tale passo. Ma lasciamo fare a Dio quel che è di Dio, per carità!

Lei poi sollecita la Chiesa ad una “valutazione meno disincantata”. Ma valutazione di che? Del comportamento personale del singolo amministratore della cosa pubblica? Beh, allora la regola vale per tutti, mica solo per Berlusconi: prendendo in esame l’intera classe politica nostrana, credo non basterebbe tutta la biblioteca vaticana per contenere tutte le segnalazioni e le scorrettezze messe in atto da questo o da quell’altro ministro, presidente, sindaco e così via. Se invece la “valutazione” che Lei chiede è politica, sappia che siamo ancora più lontani dall’obiettivo. La storia ha ampiamente dimostrato che la Chiesa ha sempre da guadagnarci quando sta a debita distanza dalla politica spiccia e di bassa lega, mentre ritiene lecito intervenire allorché si rischi di legiferare secondo delle logiche contrarie ai principi cardine che costituiscono il suo magistero.

Concludo col Suo esempio dei figli di Isacco e Rebecca: Esaù il primogenito e Giacobbe. L’episodio del libro della Genesi, cap. 25, è famosissimo: Esaù torna dalla campagna stremato e vede il fratello che si sta godendo una bella zuppa di lenticchie. La vuole, ma Giacobbe chiede in cambio la primogenitura. Esaù, sfinito, accetta disprezzando il dono della primogenitura.

Non mi è chiara però la connessione con gli odierni fatti, ed il senso della Sua citazione: chi sarebbe Esaù? Alcune interpretazioni del Talmud suggeriscono che Esaù, gran cacciatore, quel giorno era sfinito in quanto tornava dalla campagna non solo per una caccia particolarmente faticosa, ma anche per alcune prodezze amatorie. Un perfetto ruolo per Berlusconi! O forse il presidente del consiglio personifica meglio lo scaltro Giacobbe pronto ad approfittare del fratello e guadagnarsi facilmente la primogenitura? E il “piatto di lenticchie”? Nel racconto biblico si disapprova severamente Esaù, perché per un po’ di misera zuppa, disprezza un’investitura di grande importanza come la primogenitura. Qui il “piatto” è un po’ più succulento, se stiamo parlando di “leggi favorevoli alla morale della Chiesa”, non trova?

Una Chiesa Mater et Magistra, della quale anche Lei sono certo faccia parte con grande orgoglio e somma gratitudine, visto che nonostante tutto Le viene concesso di restare a svolgere comodamente il Suo ministero nella grande parrocchia antiberlusconiana d’Italia, e senza prendere nemmeno una bacchettata sulle nocche come quelle che Lei tanto ama distribuire agli avversari politici.

***


La morale ideologica di Famiglia Cristiana

di Eugenia Roccella,
da Il Giornale (24/06/09)


Con Dio non si può stabilire un lodo, ha scritto ieri don Sciortino, il direttore di Famiglia Cristiana, puntando il dito accusatorio contro il Presidente del Consiglio.

Giusto: il potere terreno non può garantire l'immunità dell'anima.

Nessuno, però, può sostituirsi a Dio nel giudicare, e un sacerdote non dovrebbe farlo sulla base degli articoli di qualche quotidiano: è nell'intimità della coscienza, nel dialogo silenzioso con il Padre, che ognuno deve fare i conti con i propri errori, ed è nel sacramento della confessione che l'essere umano, per definizione peccatore, può sciogliere i peccati e ottenere l`assoluzione.

Don Sciortino, che non è il confessore di Berlusconi, sceglie di giudicare non il peccato, ma il peccatore, e ne stabilisce la pubblica indegnità.

Per l'Islam tra peccato e reato c'è identità, ma il cristianesimo si fonda sulla laica distinzione tra Cesare e Dio; e nel mondo cristiano, sono i protestanti a dare immediata valenza pubblica e sociale al peccato, che condiziona l'appartenenza alla comunità. Non c'è, nella dottrina cattolica, la gogna pubblica per chi sbaglia, e la condanna sulla terra è lasciata, laicamente, a chi ha il compito di giudicare il reato. Non ho mai amato i moralisti e non li amo tuttora, perché quasi sempre chi tuona e accusa guarda il fuscello nell`occhio dell`altro e non la trave nel proprio, e scaglia la prima pietra senza neanche fare un piccolo esame di coscienza. Chi sono oggi, gli inflessibili guardiani della morale pubblica? Gli stessi che da anni accusano la Chiesa di essere troppo attenta ai peccati del sesso e troppo poco a quelli del potere, e che difendono a spada tratta la trasgressione, soprattutto privata e sessuale, come liberazione da regole asfittiche, da sensi di colpa inutili e devastanti. Basta con la monogamia, lasciamo lo spazio per relazioni intrecciate e labili, riconosciamo che l`amore è fluttuante e passeggero, teorizza Jacques Attali dalle prime pagine dei grandi quotidiani nazionali; e a leggere la posta del cuore di amabili opinioniste, il tradimento coniugale è il sale della vita, va vissuto con leggerezza e giocosità. Ma quando si tratta di Berlusconi, il metro di giudizio cambia, le convinzioni morali si rovesciano, da Attali si passa a Savonarola.

L'anticlericalismo cambia di segno, e dall'accusa mossa alla Chiesa di essere troppo concentrata sui peccati sessuali si passa a quella di esserlo troppo poco. Logorati da un quindicennio di battaglie antiberlusconiane perse sul fronte giudiziario, alcuni giornali hanno scoperto il nuovo fronte privato, e chiedono che la Chiesa condanni severamente e pubblicamente il peccatore, senza scampo, senza perdono, e senza nemmeno le prove.

Chiediamo a don Sciortino di non schierare il suo settimanale accanto a questi moralisti a senso unico. La morale cattolica non ha niente a che fare con questa volontà cupa di distruzione dell`altro, e l`invito alla coerenza deve valere per tutti: anche per quei politici che magari sfoggiano famiglie esemplari e poi promuovono leggi che minacciano la sopravvivenza della famiglia così come la riconosce la nostra Costituzione, o non tutelano la vita umana.

***


Nuovo attacco al Premier dal settimanale di Sciortino

di Alessandro Bertasi,
da Il Tempo (24/06/09)


Non è certo una novità. Famiglia Cristiana, il settimanale di ispirazione cattolica, fondato nel 1931 da beato Giacomo Alberione, torna ad attaccare il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi e lo fa con un articolo del direttore don Antonio Sciortino: "A tutto c'è un limite. Quel limite di decenza è stato superato. Qualcuno ne tragga le debite conseguenze". Un pezzo pubblicato sul settimanale cattolico nel quale si cerca di dare risposte alle domande di alcuni lettori indignati per quanto viene scritto in questi giorni dai media riguardo alla vita privata del premier. A Berlusconi, però, il direttore Sciortino, riconosce il beneficio del dubbio, con le parole "ammesso che sia vero". Una premessa che, al tempo stesso, anticipa delle considerazioni decisamente più severe. Così il religioso paolino cita a sostegno della sua intransigenza le parole pronunciate dal Papa sabato scorso in ricordo di Alcide De Gasperi, indicato come modello per onestà morale e lungimiranza politica.

Passa poi al vescovo di Lanciano, Carlo Ghidelli, che sul Corriere della Sera ha chiesto al premier di chiarire la sua posizione, all'articolo di Avvenire sulla stessa linea e infine all'economista cattolico Riccardo Moro che in un'intervento sul SIR ha preso le difese dei giornali definiti "spazzatura" da Berlusconi. Il tutto con il corredo di nove lettere di altrettanti lettori, a cominciare da Francesca che afferma: "Il silenzio delle gerarchie ci lascia molto confusi, e finisce col farci credere che alla Chiesa stia bene una simile situazione. Ma non è così". "Sull'operato del presidente del Consiglio - afferma don Sciortino - oggi fanno riflettere certi silenzi pesanti, anche all'interno della stessa maggioranza. La Chiesa, però, non può abdicare alla sua missione e ignorare l'emergenza morale nella vita pubblica del Paese. Nessuno pensi di allettarla con promesse o ricattarla con minacce perchè non intervenga e taccia". E se il direttore denuncia il silenzio della maggioranza, ecco che nel pomeriggio le dichiarazioni a favore di Berlusconi si sono rapidamente susseguite.

Tra i primi si è schierato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi: «Il direttore di Famiglia Cristiana è molto tempestivo nell'esprimere sentenze definitive sull'etica privata. Per fortuna la Chiesa è altra cosa e normalmente non esprime giudizi sommari sulle persone». Poi si è espresso anche Francesco Giro, sottosegretario ai Beni e alle attività culturali, che liquida il discorso in poche parole: «Famiglia Cristiana? inutile parlarne. Non è mica la Bibbia» e la collega sottosegratario al Welfare definisce gli attacchi al premier come dettati da «odio ideologico» più che dalla «carità cristiana». «Lo stile di vita invernale ed estivo di Don Sciortino è tale che difficilmente può impartire lezioni di morale a chicchessia. Già è stato smentito più volte da chi aveva l'autorità morale per farlo. Si rassegni a subire altre smentite. Noi, invece, faremo a meno delle sue lezioncine», dichiara il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri e il suo vice, Gaetano Quagliariello, rincara la dose: «Don Sciortino ci aveva abituato a una certa superficialità d'analisi condita da pregiudizio ideologico, ma dovrebbe sapere che a furia di sostituire il moralismo alla morale si rischia di fare la fine dei farisei».
mdeledda
commenti (4)
Commenti
#1    25 Giugno 2009 - 15:31
 
Cristiani per servire
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Il Presidente
Per il bene comune.

In merito ai “comportamenti discutibili” di cui in questi giorni tanto si “parla” a proposito ed a sproposito e su quanti hanno il dovere di dedicare il tempo al “bene comune”, è necessario osservare che i cattolici quelli in politica, peccano tutti un po’ di tiepidità percorrendo linee e vie a volte parallele a volte divergenti, senza soffermarsi sufficientemente sui temi sociali, mentre sarebbe opportuno che collegialmente assumessero una unità d’intenti, perché il referente fondamentale è la Dottrina Sociale della Chiesa.
Ai politici cattolici urge ricordare che è necessario un severo esame di coscienza “in capite et in membris”
per il bene comune! E non per “altro”.
Di fronte ai numerosi episodi di cronaca che testimoniano spesso folli gesti dettati da menti malate, il silenzio delle Istituzioni e di “altri” è totale.
Si preferisce soffermarsi su notizie di natura “pruriginosa” che fanno audience, anziché “puntare” assieme a tante altre priorità a quella non ultima che fa parte del “bene comune” e che riguarda la malattia mentale alla quale nessun spazio viene dato dopo 31 anni di “via crucis” da parte di una moltitudine di famiglie e rispettivi “malati” con conseguenze, sia pure a volte marginali, per tutti i cittadini.
Sarebbe opportuno che commenti o comportamenti discutibili volgessero verso un esame di coscienza generale ed individuale affinché ognuno non vedesse la pagliuzza nell’occhio del fratello, ma la trave nel proprio occhio.
Previte
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utente anonimo

#2    02 Luglio 2009 - 11:56
 
Cristiani per servire
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Il Presidente
L’etica morale ed il bene comune.
A margine di “comportamenti discutibili” di “Famiglia Cristiana”.

Questi due principi si trovano là dove sono difesi e tutelati i diritti della persona umana, specialmente di quelli che sono portatori di handicap psico-fisici.
Vi è gente distratta e frettolosa, giovani nervosi e scontenti, anziani incompresi ed abbandonati, neonati lasciati sulle strade o nei cassonetti della spazzatura, nuclei familiari alla ricerca di qualche cosa, famiglie con tenitrici di ansia, frustrazioni, stress, dove brulicano depressione ed altri problemi.
Questo è il mondo che in parte riscontriamo, mentre “fuori” impera il consumismo, l’edonismo il materialismo, l’erotismo più sfrenato e via dicendo,”qualità” che corrono e concorrono verso un superficialissimo effimero. Ma siamo in un’epoca democratica !.
Questa svolge le sue funzioni quando vengono eliminate quelle reali disparità che rendono efficiente il diritto positivo,”fuori” da quelle esteriorità di quel “mondo”.
Ogni volta che si sente criticare il sistema democratico perché lento, inconcludente disordinato, bisogna replicare che questi “difetti”, a volte inevitabili, possono essere sollevati perché siamo in un sistema democratico e libero
In libertà e non in libertinaggio!.
Sotto altri” regimi” si dovrebbe tacere, ubbidire, rinunciare ad ogni critica, ad ogni volontà di riforma alla libertà di esprimere un proprio parere. Ciò non significa, comunque, che non si possa o non si debba criticare il sistema, perché per quante lacune possa avere, esso resta il migliore tra i “regimi” che la storia moderna abbia prodotto col consenso del popolo..
La nostra Costituzione, fin’oggi, poggia su tre principi fondamentali : uguaglianza,libertà e fratellanza. Proprio su quest’ultima, cioè il principio della solidarietà sociale, vogliamo porre la nostra attenzione la cui applicazione è a volte carente, anche da parte dello Stato Sociale.
Quante sopraffazioni, quante truffe, quante beffe, quante furbizie legali sono in atto ed in netto contrasto con questo principio.
La solidarietà sociale che la nostra Costituzione, fin’oggi, pone in linea generale nell’art.2 là dove afferma che “la Repubblica…richiede l’adempimento di doveri inderogabili di solidarietà…” è dovuta all’influsso di idee filosofiche e dottrine di uguaglianza e libertà, ma soprattutto a quella immensa “rivoluzione” storica che è stato il cristianesimo perché si diffonda nel mondo l’idea di una fraternità universale, di una comune appartenenza alla famiglia dei figli di Dio.
Nella predicazione del Salvatore troviamo i presupposti per una nuova visione della convivenza tra gli uomini fondata sull’amore e sulla pace ribadita poi, a più di duemila anni di distanza dalle Nazioni Unite.
Solidarietà sociale, principio altamente etico, che ogni uomo deve compiere verso i più sfortunati della vita, verso i più bisognosi e più diseredati, è un concetto che induce ad essere non solo difensore di diritti, ma anche di doveri verso la società.
E trova conferma, anche giuridica, nei diritti di uguaglianza e di pari dignità sociale più volte richiamati dalla Costituzione. Innanzi a queste aride nozioni, ma di altissimo significato che ci richiamano al diritto costituzionale e che ci hanno sempre esaltato, nel contemplare il panorama nel quale oggi si muove la società, notiamo con l’etica morale, che essa società non è in simbiosi con la necessità di operare in favore delle categorie più deboli e se compie qualche “cosa” lo fa in esteriorità ampliata.
Sui temi più scottanti della nostra epoca dalle varie forme di handicap ed a quanto attenta il vivere civile, malgrado confortanti e lodevoli iniziative solidaristiche, non si riesce ad organizzare l’utilizzo del nostro tempo per la “gestione” dei rapporti con gli “altri” favorendo la tendenza a rinchiuderci nei nostri privilegi piuttosto ché in una armonica intesa verso il bene comune.
Quante parole inutili, quante tante poche realizzazioni!.
La guida sociale dei valori della giustizia della solidarietà, della equità, delle pari opportunità è stata travisata nell’autorizzazione all’abuso minando alle fondamenta la progettualità su cui, lo ripetiamo, confortanti private iniziative solidaristiche costruiscono scelte e principi di giustizia, di valori morali e di solidarietà.
Viviamo un periodo d’instabilità, di smarrimento, d’incredulità.
Le Pubbliche Amministrazioni, le Istituzioni sono “distratte”, in generale ci proteggono poco, siamo nelle mani del fato, non ci consentono di gioire della vita, quale dono di Dio. Non ci inducono alla fiducia nella sfiducia. Ci fanno vivere e respirare (salvo un tassa futura) un’aria greve e carica di veleni, irradiando un deserto di solitudine.
L’anonimato urbano, il vivere “soli” accanto a centinaia di migliaia di persone è l’espressione sintomatica dell’uomo moderno.
Ecco allora che è necessario, al di là del sentimento personalistico, spezzare queste catene, questi vincoli, questi incantesimi, spalancare le porte al Divino Messaggio (come sempre proviene dalla Soglia Apostolica di S. Pietro ) ed essere osservanti delle leggi dello Stato, ma nel contempo “ribellarci” comunicando, ispirando, gridando solidarietà e pace!.
Bisogna saper” morire” al proprio egoismo per rinascere alla vita dell’amore solidale.
L’efficacia d’irradiamento di questa cultura va oltre i confini dei valori etico-sociali.
Essa coinvolge le coscienze dei cristiani prima e degli uomini attenti al rapporto bisogno-sensibilità dell’uomo moderno, dopo.
Non vogliamo apparire censori, moralizzatori, untori di manzoniana memoria, siamo come tanti molto realisti e presenti alla quotidianità.
Innanzi al grave attentato,l’egoismo,contro l’uomo d’oggi,tutti, nessuno escluso, abbiamo la responsabilità di un severo esame di coscienza.!

Ecco caro don Antonio ciò che doveva dire : bene comune significa solidarietà e pace !!!
Previte
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utente anonimo

#3    17 Luglio 2009 - 19:23
 
Associazione “Cristiani per servire”.
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Il Presidente

Al Signor Presidente
del Parlamento Europeo
Rue Wiertz
B- 1047 Bruxelles

Oggetto : Malattia Mentale. Sul Ricorso n.44330/06 di “Cristiani per servire”/ c.Italia e/ c.Stati membri dell’Unione Europea.

Signor Presidente del Parlamento Europeo,desidero porgere le mie più vive congratulazioni per la elezione di Presidente del Consesso Europeo e nell’augurarLe un buon lavoro, auspico come attende l’opinione pubblica europea, che il Parlamento possa accogliere positivamentel l’impegno di promuovere la salute mentale con l’elaborazione di una Direttiva comunitaria in ambito UE e sulla difesa dei diritti fondamentali e civili delle persone affette da tale tipo di disturbo.

Signor Presidente,
come già scrissi, apprendo che in data 27 novembre 2008, la “Corte Europea dei Diritti dell’Uomo” ( CEDH-LIT 1.OR [CD%] PC/ENI/ahu) ha dichiarato irricevibile il mio Ricorso rubricato al n.44330/06 del 2 novembre 2006, inoltrato contro la decisione della “Commissione Europea per le Petizioni”, inerente la “incompetenza legislativa della UE nel settore della sanità pubblica compresa l’ambito della infermità mentale”( lettera del 10 gennaio 2005 dalla Commissione per le Petizioni UE prot.PS/rq [02COM.PETI (2005)D/1087] UE)
Praticamente si invocava una serie di misure precise volte a rimediare ai gravi disagi consequenziali prodotti dalla malattia mentale, nel pieno rispetto dei diritti e della dignità degli handicappati mentali, specie quelli affetti da gravi psicosi ed a aiutare le famiglie.
L’argomentazione indotta, per la quale non rileviamo alcunché, ci induce a citare e riportare letteralmente quanto afferma la Corte “di un diritto invocato”, ma ci appare inusuale la motivazione che quanto abbiamo rilevato “non figura tra i diritti e le libertà garantiti dalla Convenzione. Ne consegue che il ricorso è incompatibile ratione materiae con le disposizioni della Convenzione ai sensi dell’articolo 35/3.”
La decisione, adotta dalla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo” è definitiva. Fin qui la Sentenza.
Non facciamo nessun commento!
Ma la motivazione di fondo che ci ha spinto al Ricorso, è costituita dalla carenza nella Costituzione Europea, secondo il n/s modesto avviso, che non ha specificatamente riconosciuta, quale persona, quella relativa ai portatori di handicap psichici in continua evoluzione costituendo un peso sociale e sanitario non indifferente, che in Italia come in Europa, non sono riconosciuti nei provvedimenti legislativi.
In analisi abbiamo richiesto una specifica Normativa, Risoluzione o Direttiva Comunitaria uguale per validità in tutti gli Stati membri della UE.

Signor Presidente,

mi permetto riproporre, “anche se nel settore della sanità pubblica ed in particolare quella inerente la salute mentale, l’azione comunitaria può essere solo complementare alle politiche nazionali” come da cortese comunicazione della Presidenza del Parlamento Europeo del 1 ottobre 2008 con prot. n.316456, tuttavia è necessario ed impellente migliorare la salute mentale della popolazione UE, soprattutto costituire una strategia comunitaria che rileviamo carente nell’applicazione, malgrado la Risoluzione /2006/2058 (INI) ) del Parlamento Europeo.
I timori giustificati della gente richiedono coraggio e risposte concrete dai politici, sia a livello nazionale che europeo, soprattutto, quando è in gioco la salute e la sicurezza dei cittadini, messa in disanima dalle conseguenze prodotte dalla malattia mentale, perché l’autentico progresso si persegue, mi permetta Signor Presidente, attraverso l’assoluto rispetto del bene della persona e di ogni persona in qualsiasi situazione si trova, come recita il Preambolo della Costituzione Europea.
Questo principio in cui deve credere il genere umano deve far riflettere che non è una semplice affermazione che può far riferimento ad una dottrina, ad un principio dottrinale, o ad una valutazione giuridica, ma un concetto di diritto alla salute, anche psichica, un valore intrinseco della vita umana.
Il diritto alla tutela alla salute, anche di quella mentale quindi, ha una sua priorità e come tale esige sia in Italia che nella Unione Europea l’intervento di tutela in modo legislativo coordinato, coerente e di validità in tutti i 27 Stati.
Per questo le persone svantaggiate, “compresi i più deboli e più bisognosi” come si afferma nel Preambolo del Trattato che adotta la Costituzione Europea, hanno diritto a non vedere negati provvedimenti legislativi che il Consesso deve assumere nello svolgere un ruolo attivo nel settore della sanità pubblica in uguale validità in tutti gli Stati membri della UE, anche se in separata organizzazione.

Signor Presidente,

per il conseguimento del bene comune, è auspicabile che si possa realizzare omogeneità mirata a concetti di solidarietà, perché il malato psichico è anche un cittadino europeo.
Ancora una volta faccio appello alla Sua solidarietà, rinnovando voti augurali per il Suo prezioso lavoro, nonché di tutto l’Europarlamento, affinché il Consesso possa approvare una normativa d’adeguamento comunitario, ritenuta necessaria, urgente e di uguale validità in tutti, ripeto, Stati membri della UE e soprattutto attesa dall’opinione pubblica.
In attesa di un Suo gentile riscontro, La ringrazio di cuore.

Con deferenti ossequi.
Previte

previtefelice@alice.it
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utente anonimo

#4    27 Agosto 2009 - 17:51
 

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Cristiani per servire | Luglio 2009



21/08/2009
Ringraziamo l'agenzia di stampa SIR





L'ItaloEuropeo 17-08-2009 19:57 “ Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità”.
L'ItaloEuropeo - giornale di cultura e approfondimento - venerdì 21 agosto 2009
© L'ItaloEuropeo - giornale di cultura e approfondimento
“ Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità”.




“ Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità”.

Scritto da dott Franco Previte, 17-08-2009 19:57

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Pubblicato in : Notizie, Europe/Europa


Ma il disegno di legge n. 2121 del Governo Italiano ha “riconfermata” l’eutanasia e l’aborto verso i disabili psico-fisici.


L’Assemblea Generale dell’ONU il 6 dicembre 2006 ha adottato questo strumento di valenza internazionale, sottoscritto dall’Italia il 30 marzo 2007 a New York da parte del Ministro della Solidarietà Sociale insieme al Sottosegretario dello stesso Dicastero.

Il testo condiviso da 191 Paesi aderenti all’ONU, escluso il Vaticano e poi spiego le giuste motivazioni, è stato redatto come sancisce l’art.1° “con l’obiettivo di promuovere, proteggere ed assicurare pari diritti alle persone disabili nel rispetto della dignità di ognuno

Ancora una volta la comunità internazionale ha richiamato i principi proclamati nella “Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo” del 10 dicembre 1948 delle Nazioni Unite che riconosce la pari dignità ed i diritti inalienabili degli esseri umani, quali presupposti indispensabili per la pace, la giustizia, la libertà senza discriminazioni.

La “Convenzione”doveva entrare in vigore in quegli Stati, compreso l’Italia, che l’avevano sottoscritta e ratificata entro il 2007, provvedimento non portato all’approvazione del Parlamento Italiano dal Governo Prodi.

Con il disegno di legge n.2121 del Governo Berlusconi il 20 febbraio 2009 il Parlamento Italiano ha ratificata la “Convenzione” e con l’art.2 l’ha approvata “ in toto” compreso il Protocollo Opzionale ed a mettere in moto l’aborto e l’eutanasia nei confronti ed a danno dei disabili fisici e degli handicappati psichici, “generando” un “Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità” (ennesimo intralcio della non benedetta burocrazia) di non più di 40 persone con un costo di 500.000 euro per gli anni dal 2009 al 2014.

Direi che attualmente non vedo alcuna intenzione né dal Governo, né da nessuna parte politica per il problema malati mentali, ma solo per qualche caso esemplare trattato in modo patologico da tutte le parti, con nessun rispetto per le persone. Tra l’altro una sviluppata concentrazione sul “caso Englaro” ( lasciatela in pace! ), mettendo in ombra le 2000/3000 famiglie che si tengono e curano da anni i loro parenti in stato vegetativo ed i circa 10 milioni di malati psichici ( dalla depressione alla schizofrenia grave) le cui famiglie si devono confrontare quotidianamente con loro.


Molti Paesi per l’attuazione di questa “Convenzione” hanno dichiarato :

che la “Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo” contempla anche i diritti dei diversamente abili, quindi superflua ;
altri che ogni Stato dovrebbe promuovere un proprio percorso di integrazione della “Convenzione” :
mentre altri affermano che le leggi nazionali vigenti assicurano una maggiore protezione dei disabili di quanto potrebbe fare la “Convenzione”.
L’Associazione “Cristiani per servire”,ritiene che non sono emerse attenzioni specifiche verso i malati mentali, che come tali non possono partecipare alle attività sociali e culturali “volute” dalla “Convenzione”, continuando a trovare ostacoli , anche, nella legislazione italiana che impediscono in maniera prioritaria al vivere sociale soffrendo di continue violazioni dei loro diritti che si “trascinano” da ben 31anni.

Questo dall’emanazione della legge 180/1978- senza il Regolamento di Applicazione- che ha deciso la chiusura dei “manicomi” e la 833/1978 che ha proseguito il calvario dei familiari dei sofferenti di quella grave ed urgente patologia che è la malattia mentale in tutti i suoi sviluppi.


In parole povere quello che non è condivisibile :

per quanto si riferisce la materia riproduzione e pianificazione familiare (artt.23/ b) e 25/ a) argomento molto contestato.
Siamo in sintonia con il Vaticano per le decisioni assunte, perché pur considerando la “Convenzione” ottima ed importante per il miglioramento della qualità della vita dei 650 milioni di persone con disabilità del mondo ( l’80% dei quali vivono in Paesi in via di sviluppo), quegli articoli (23 e 25) autorizzando l’accesso ai servizi riproduttivi, favoriscono l’aborto, l’eutanasia, la limitazione delle nascite, lo stesso concetto non responsabile dei rapporti sessuali, l’espandersi dell’epidemia dell’HIV/AIDS disattendendo la procreazione responsabile, metodologie di sterilizzazioni che offendono la dignità della persona, specie per quelle popolazioni più povere e più vulnerabili.

Bisogna considerare che la natura giuridica della Santa Sede è speciale in quanto comprende la Città del Vaticano, che è anche Governo Centrale della Chiesa e l’eventuale ratifica offrirebbe un sostegno morale ad un provvedimento in contrasto con la morale cattolica, specifica della Santa Chiesa.

A nostro modesto avviso la riproduzione e la pianificazione familiare sono in netto contrasto con l’art.10 della “Convenzione” dove “viene garantito il diritto inalienabile alla vita; con l’art.15 “dove nessuno dovrà essere sottoposto ad esperimenti medici scientifici”; e con l’art.16 dove si protegge “ogni forma di sfruttamento, violenza od abuso”.

E’ veramente inconcepibile e profondamente contradditorio che una società civile e globalizzata che tende costantemente e giustamente a riaffermare il valore della vita ( no alla guerra, no al terrorismo, no alla pena di morte) la si neghi attraverso il tentativo di ”imporre” norme che inducono alla soppressione radicale della funzione generatrice e procreatrice del genere umano.

è il voler associare il malato con minorazioni fisiche (esempio precaria deambulazione, difficoltà motorie degli arti, cecità) con il malato mentale (sofferente dalla depressione-primo disordine funzionale della persona- alla schizofrenia o dissociazione mentale), in quanto mentre per il primo sussistono possibilità di inserimento sociale e lavorativo, per il secondo si possono attuare cure specifiche, ma non si possono prevedere né tempi di recupero, né proposizioni lavorative, come recita la “Convenzione” all’art.27, che richiedono coesione d’intelletto e responsabilità. Quindi la disabilità fisica, che lo stesso Preambolo lettera e) attesta “un concetto in evoluzione”, deve essere considerata in handicap mentale, per la sua natura specificatamente e particolarmente psichica.
Comunque la “Convenzione” è stata elaborata con l’intento di sostituire le politiche caritatevoli, difformi, come in Italia carente di una vigorosa legislazione, e di welfare nei vari Paesi obbligati ad abolire legislazioni che costituiscono discriminazioni nei confronti de diversamente abili, fermo restando il diritto ad ogni Paese ad applicare norme migliorative rispetto alla stessa “Convenzione” sancite dall’art.4. In conclusione non vogliamo fare tra i due “aspetti di malati” una discriminazione, ma soltanto creare non dico una corsia preferenziale, ma diversa con provvedimenti legislativi da parte dell’Italia, nella ratifica, per la risoluzione di questo particolare, grave disagio sociale.

Cosa avevamo chiesto al Presiedente del Consiglio ed al Parlamento:

la ratifica della “Convenzione” ai sensi dell’art.43 come consenso vincolante e nel rispetto della dignità umana con precise riserve, ai sensi dell’art.47 e tali da escludere ogni possibile riferimento all’aborto, ad ogni metodo o modalità di salute riproduttiva;
su proposta del Governo al Parlamento nella ratifica, il riconoscimento giuridico di handicappato mentale, perché l’Italia quale membro dell’ONU può proporlo in base all’art.47 della “Convenzione”, fermo restando il diritto ad ogni Paese ad adottare norme migliorative rispetto alla Convenzione” come recita l’art.4 lettera a) che l’Italia deve applicare in sostituzione delle leggi 180 e 833 del 1978 in conformità della legge n.104/1992 :
a.) rispetto della dignità della persona malata psichicamente;

b.)autorizzazione al trattamento obbligatorio anche in assenza dedl consenso del paziente, almeno in determinate condizioni, con le garanzie di rispetto del paziente considerato persona non padrona delle proprie azioni e dei suoi familiari che, in caso di crisi, non sono in grado di interagire;

b.) realizzazione di strutture territoriali di riabilitazione di lunga durata per i casi più difficili da riabilitare, onde evitare che sulle famiglie gravino un carico insostenibile di disagio, costi e pericoli .

c.) la competenza di istituire, da parte delle Regioni . di Servizi di Riabilitazione...
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