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Avevamo programmato, se ricordate, di occuparci questa volta della “Via Lucis”. Ma l’attualità ci sospinge verso un’altra devozione, il Santo Rosario, che comunque, rientrava nei nostri progetti futuri.
Non sono state parole disperse al vento, ma un insegnamento - tratto da quello di Gesù che, appunto, «non fa giri di parole»; e questo insegnamento il Papa ha voluto seminare con fiducia e amicizia nel cuore di quanti lo hanno voluto ascoltare. Come è avvenuto soprattutto nell'incontro con i giovani, vera e propria meditazione sul significato del futuro e sull'importanza di Dio, riflessione che non è stata impedita nel suo svolgimento da una pioggia insistente, figura anzi di quella che bagna la «terra secca delle nostre anime».
Che il Presidente della Repubblica abbia pronunciato la parola “comunista” parlando delle Brigate rosse, è un avvenimento. Tanto più che il presidente è Giorgio Napolitano (La Repubblica, 10/5). Finora ben pochi lo hanno fatto. Ha subito reagito con durezza lo storico Luciano Canfora (La Stampa, 10/5) sostenendo che i BR “si autoproclamavano” comunisti, ma erano solo “quattro imbecilli, incolti e forse prezzolati”. Canfora torna dunque alle “sedicenti” Brigate rosse? Quanta “canfora” c’è ancora nella Sinistra italiana? Ma lo storico interviene pure (Corriere della sera, 12/5) su Alemanno che dichiara di non essere fascista: “Può darsi anche che si sia pentito, ma una persona adulta non cambia repentinamente i propri convincimenti profondi”. E dunque, se questo è vero, che dobbiamo pensare di tutti coloro che sono stati militanti e dirigenti del PCI, addirittura negli anni dell’Urss o di quelli che hanno militato nell’estrema sinistra inneggiando a Mao, Castro o Stalin e oggi sono politici, intellettuali e giornalisti? Ma soprattutto di chi si dice ancora comunista, professor Canfora, che si deve pensare?
Sulla base di questa sentenza dal Ministero dell'Interno dovrebbero essere inoltrate diffide alla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) affinché si astengano dall’esercitare simili pratiche, con minaccia di azioni legali per il ristoro del danno derivante dalla lesione del diritto di libertà religiosa [...]
Intervistato da ZENIT, Giorgio Salina, Presidente dell’Association pour la Fondation Europa (AFE) ha commentato che “questa sentenza, così come il recente pronunciamento del Consiglio d’Europa sul diritto all’aborto sicuro e gratuito confermano un progressivo cedimento alla deriva relativista e un subdolo tentativo di legiferare attraverso la Magistratura, eludendo i limiti di competenza di ciascun organismo”.
Questo mi ricorda certi ministri del fu-governo Prodi...
Secondo il Presidente di AFE “non vi è dubbio che la convergenza di Deputati europei appartenenti a diversi gruppi politici, gli intergruppi Gay e Lesbiche e analoghe Organizzazioni europee, potenti lobby come Catholics for the free choice, determinano una forte pressione relativista nelle varie Istituzioni”.
A questo proposito Salina ha raccontato che in un Convegno organizzato da queste realtà presso il Parlamento europeo, l’on. Miguel Angel Martínez Martínez, del Partido Socialista Obrero Español, in uno degli interventi conclusivi ha confessato: “Diciamolo chiaro, noi siamo relativisti. La verità non la possiede nessuno; la verità non esiste, esistono opinioni diverse, tutte legittime, tutte da rispettare”.
Il rispetto per le opinioni (e la sovranità) altrui, però, sembra non valere per i socialisti spagnoli... ah, la coerenza! che rara virtù.
Lo stesso onorevole spagnolo ha accusato le Chiese strutturate gerarchicamente, come quella cattolica, di “praticare la dittatura culturale”. [...]
Ovvero il bue che dice cornuto all'asino...
È urgente fare pressioni sul governo italiano perché la ratifica del Trattato di Lisbona sia condizionata al rifiuto del valore vincolante della "Carta dei diritti fondamentali", che appare sempre più un grimaldello ideologico per scardinare in senso relativista le legislazioni nazionali su temi estremamente delicati.
Passate parola.